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24 Dicembre 2013

Il busto di Adone Zoli donato alla Fondazione intitolata a suo nome per collocarlo nel nuovo Palazzo di Giustizia di Firenze nel 2014

Il busto di Adone Zoli donato alla Fondazione intitolata a suo nome per collocarlo nel nuovo Palazzo di Giustizia di Firenze nel 2014



La vicenda di un busto di bronzo a volte è la storia, vivissima e carnale, di una comunità, di un partito. E la vita di quell'uomo di cui si vuol far memoria diventa Storia, di un Paese. L’opera bronzea di cui parliamo è quella raffigurante Adone Zoli, forgiata negli anni ‘60 dalla Democrazia Cristiana di Firenze per tenerne vivo il ricordo collocandola nell'atrio della sede in segno di riconoscimento per quell'esponente della DC fiorentina che divenne primo vicesindaco dopo la liberazione, ministro di Grazia e Giustizia negli anni difficili del dopo guerra, quelli dell'amnistia, e poi Presidente del Consiglio dei Ministri.


Un busto che negli anni è passato di mano in mano tra gli eredi politici della DC fino ad arrivare alla nostra associazione, nella sequela ideale dei valori che hanno animato quei partiti, che ha deciso di donarlo alla Fondazione a lui intitolata con l'obbiettivo di dare una casa definitiva all'interno del nuovo Palazzo di Giustizia di Firenze. Adone Zoli, infatti, nato a Cesena nel 1887 ma fiorentino d'adozione, è stato il primo Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Firenze del secondo dopoguerra e ha contribuito fortemente con l'impegno in politica e nelle istituzioni al disegnare il nostro ordinamento giuridico e a riformare il sistema carcerario post-fascista. Pur non essendosi candidato per far parte dell'Assemblea Costituente si può annoverare sicuramente tra i padri nobili della nostra nazione.

Partigiano per difendere i valori di libertà e giustizia, fu Comandante Militare del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale e, come detto, dopo la fine della guerra fu il primo Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Firenze per poi diventare Presidente del Consiglio Nazionale Forense. Primo Vice Sindaco del Comune di Firenze dopo la Liberazione, Senatore e poi Vice Presidente del Senato, Ministro delle Finanze, del Bilancio, Ministro di Grazia e Giustizia, fino a diventare Presidente del Consiglio dei Ministri dal 1957 al 1958. Per questo la DC fiorentina decise di celebrarne la figura con un busto che lo omaggiasse nell'atrio della storica sede in via Cavour. E lì rimase fino a quando l'evolversi della situazione politica e partitica portò alla nascita di nuovi partiti e traslochi di sedi. E così dopo la DC di via Cavour e via Landino ci furono la sede di via Borgo San Lorenzo del PPI negli anni ’90 e poi negli anni 2000 quella di via Martelli della Margherita prima e del PD dopo, quando gli ultimi segretari fiorentino e regionale della Margherita lo conferirono, prima di trovare una collocazione più importante degna dell’illustre personaggio, in custodia al sottoscritto che nel 2011 gli diede casa in via de’ Brunelleschi, a due passi da piazza della Repubblica nel cuore della città, dove fino a pochi giorni fa ha avuto sede l’associazione Adesso, nello spirito della prosecuzione dei valori dei cattolici democratici che si impegnano in politica e nella società. E così, in continuità con questo percorso, su mia proposta il Consiglio Direttivo di ‘Adesso - Associazione di cultura e politica’, dopo i contatti avuti tra Maria Federica Giuliani, membro dell’Associazione e Consigliera comunale a Firenze, e la figlia di Adone Zoli, Maria Grazia, la nipote Maria Funzio presidente della Fondazione a lui intitolata, e l’avvocato Giulio Conticelli, ha deciso di donare il busto alla Fondazione con il progetto comune di proporre come sede definitiva il nuovo Palazzo di Giustizia di Firenze. Luogo significativo perché fu il primo presidente dell'ordine degli avvocati di Firenze, e perché Zoli quando fu Ministro di Grazia e Giustizia diede una forte impronta per la formazione dell’impianto normativo del nascente stato e si adoperò molto per migliorare le condizioni di detenzione dei carcerati, ancora soggetti a leggi e regolamenti di stampo fascista, in ossequio al principio della funzione rieducativa della pena sancito dalla nuova Costituzione repubblicana. Con una serie di circolari emanate nel 1951, ad esempio, Zoli prese provvedimenti che includevano l'abolizione della rasatura del capo per i detenuti condannati a pene brevi e gli imputati in attesa di giudizio, e l'esenzione dall'obbligo di portare la divisa carceraria per i condannati a pene inferiori ad un anno di reclusione. Stabilì inoltre che i condannati venissero chiamati dal personale delle case di pena per nome, e non più per numero di matricola, incrementò i corsi d'istruzione, le rappresentazioni cinematografiche e teatrali, e concesse di tenere in cella l'occorrente per scrivere e le fotografie dei familiari. Concesse infine anche alle donne detenute il permesso di fumare.


Inoltre Zoli appoggiò e sostenne il progetto, ideato da Palmiro Togliatti, di amnistiare i reati commessi "per fine politico" dalla Marcia su Roma al 18 giugno1946. Legge, approvata dal parlamento nel 1953, che aumentò la popolarità di Zoli. E fu sotto il suo dicastero che si insedia il Consiglio Superiore della Magistratura.
Quindi, in tutta evidenza, affinché la sua figura possa avere il giusto riconoscimento negli anni solo un luogo pubblico come il Palazzo di Giustizia può essere la sede naturale per questo busto.

Quella di Zoli fu una vita segnata dall’impegno civile, spesa per i valori in cui credeva, e al servizio del bene comune e dello Stato. Nella Prima Guerra Mondiale fu chiamato alle armi partecipando anche alla battaglia di Caporetto e al termine del conflitto venne insignito di due croci al merito di guerra e una al valore militare. Finita la guerra entrò a far parte del Partito Popolare di Don Sturzo e nel congresso del 1921 divenne membro del Comitato centrale. Da antifascista nel 1943 aderì alla Resistenza partigiana, e fu per questo arrestato insieme a due suoi figli. Condannato a morte dai nazisti fu tratto in salvo da un intervento liberatore dei partigiani, e l'anno dopo, nel 1944, ci fu un nuovo tentativo di arresto ma senza successo.

Zoli durante quegli anni aiutò molti ebrei dalla persecuzione del regime nazi-fascista e per questo il Comune di Firenze, l'Istituto Storico della Resistenza e l'Amicizia Ebraico Cristiana, con una commemorazione alla presenza del vicesindaco Giuseppe Matulli, il 24 aprile del 2008 hanno voluto collocare, su un edificio di Piazza della Libertà, al numero civico 11, dove la famiglia Zoli abitava, una lapide con sopra scritto: "In questa casa durante l'occupazione tedesca la famiglia di Adone Zoli aiutò e salvò ebrei braccati da fascisti e nazisti, lottò per la liberazione di Firenze, conobbe con i figli Giancarlo e Angelo Maria la detenzione e la minaccia di morte incombente a Villa Triste, partecipò alla vita democratica della Città e dell'Italia liberata". Segno ulteriore di riconoscimento di quel suo impegno per i valori di libertà e giustizia che hanno contraddistinto la sua vita.

E con la cerimonia che si svolgerà nel 2014 nel nuovo Palazzo di Giustizia con la donazione del busto alla collettività e la sua collocazione definitiva, vorremmo continuare a tenere vivo il ricordo di questo illustre fiorentino.

Non possiamo concludere questo percorso senza prima aver citato Vasco Carletti, Mario Salvini, Giuseppe Matulli e Giacomo Billi che, prima del sottoscritto, in periodi diversi si sono, con “spirito di appartenenza”, accollati l’onere e l’onore di non disperdere questo busto e di conservarlo per una splendida testimonianza ai posteri, certi che potrà fare anche riscoprire questa figura all'intera città.

Gianni Taccetti*
Presidente associazione di cultura e politica Adesso

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