Continua a leggere Continua a leggere

Ci impegniamo,
senza pretendere che gli altri si impegnino...

Continua a leggere
Invia i tuoi contributi alla redazione
Continua
Codice sicurezza
06 Luglio 2013

F35 e dintorni

Nota di Antonello Giacomelli su F35 e riforma dello strumento militare

F35 e dintorni

Superato il passaggio parlamentare, trovo utile condividere qualche riflessione sul merito di una vicenda che registra troppe semplificazioni e qualche ipocrisia.

Nella parte finale della scorsa legislatura, il Parlamento ha compiuto, in materia di difesa, due scelte fondamentali ed innovative: con la prima si è approvata la riforma dello strumento militare, in sostanza una rimodulazione delle nostre forze armate che, riducendo il numero dei soldati e valorizzando l'aspetto tecnologico e la formazione, le rende piu integrabili in un sistema europeo di difesa e più orientate alla partecipazione alle missioni internazionali; con la seconda si è stabilito il potere del Parlamento di pronunciarsi, in modo vincolante,sui programmi d'arma che, proposti dal governo, possono venir fermati o modificati dal voto, con maggioranza qualificata, della commissione difesa. Questa norma modifica in modo significativo lo status precedente e attribuisce per la prima volta al Parlamento un potere di controllo reale sui singoli programmi di acquisto armi e dunque anche una maggiore responsabilità nel valutare con scrupolo e attenzione coerenza e congruità delle scelte. Come si vede, aggiungendo la significativa riduzione di spese militari degli ultimi anni, una trasformazione significativa, tuttora in atto, con il Pd protagonista e convinto, decisivo promotore di una riforma complessiva.

In questa legislatura, il Pd si propone ambiziosi obiettivi che il lavoro degli ultimi anni ha messo a fuoco senza che vi fosse tempo e condizioni per realizzarli: il libro bianco della difesa, la valutazione del modello di difesa, una decisa accellerazione, anche in questo settore, dell'integrazione europea, un esame serio dei decreti attuativi della riforma dello strumento militare, la rivisitazione dei programmi d'arma, alla luce della riforma, dell'esigenza di razionalizzazione della spesa e dell'auspicato avvento di un sistema integrato su scala europea. Una serie di questioni dunque che richiedono approfondimenti, valutazioni specifiche, indagini e studi se si vuole esercitare, nel merito, il ruolo ed il potere che il Parlamento ha. Una serie di questioni dunque che non si accontentano di concetti ampi o dichiarazioni di principio. Limitarsi a questo svuoterebbe di significato il ruolo del Parlamento. Ruolo che peraltro non si traduce certo in un potere di veto e che non sminuisce le prerogative del governo, come ha ricordato il Consiglio supremo di difesa, ma che d'altro canto nessuno puo' pensare di negare, sminuire, ridurre a vaga indicazione o mero passaggio formale: il Parlamento ha un accresciuto potere di controllo  e rimane decisivo nell'assegnazione delle risorse.

La mozione di sel e m5s sugli F35 dava voce ad un diffuso sentimento ostile alle armi ed al loro utilizzo ma, in quanto mozione, evitava di fare i conti con quelle questioni precise, concrete, reali su cui abbiamo rivendicato voce e competenza, che invece dobbiamo affrontare ed a cui dobbiamo dare risposte politiche e di governo chiare e spiegabili. Provo a spiegarmi.

Rispetto ad altri, il programma F35 è facilmente diventato il bersaglio dei movimenti pacifisti e di una parte significativa di opinione pubbica in parte per le caratteristiche marcatamente aggressive del mezzo prodotto, in parte per il rilevante valore economico del progetto ed in parte, infine, per il ruolo svolto nel programma dagli Usa, delle cui forze armate questo e' forse uno dei programmi più importanti ed ambiziosi.

Il programma F35 nasce nel 1998, prosegue con il consenso di governi di diverso segno, vede la partecipazione dell'Italia sia nella fase realizzativa ed industriale (con le nostre imprese del settore) che in quella di paese interessato ad utilizzare il nuovo mezzo (prima con 130 unità ora con 90) per sostituire progressivamente le tre linee dei 256 aerei attualmente in uso. Nei prossimi mesi dovremo valutare attentamente, io credo, quante unita' siano effettivamente necessarie e come l'impegno finanziario sul programma F35 sia correttamente inseribile nel contesto di un sistema di difesa che richiede anche altri interventi di ammodernamento.

Una complessa riflessione di merito che Governo e Parlamento, ciascuno per la sua parte, dovranno fare ed a cui, ho la sensazione, in troppi pensano di poter sfuggire con qualche concetto suggestivo quanto ambiguo. Alcuni, ad esempio, proclamano: "bisogna abbandonare il programma F35 e puntare su un progetto di difesa europeo". Ora detto che le due scelte non sono necessariamente antitetiche e che ogni progetto industriale ha le sue lobby ed i suoi interessi, qualcuno pensa veramente che un serio sistema europeo di difesa preveda impegni di realizzazione ed acquisto armi solo per gli altri? Investimenti in mezzi militari per Germania e Francia e volantini e mozioni per l'Italia?

Altri sostengono che in un sistema integrato è più logico che noi potenziamo la Marina ed altri paesi l'Aviazione; può darsi, se vuole essere una tesi sulla rimodulazione del nostro sistema va definita e analizzata meglio, purché sia chiaro che fornire le portaerei ai cacciabombardieri degli alleati non modifica la nostra responsabilità nelle operazioni militari o la qualità del nostro impegno nella partecipazione alle missioni.

Altri ancora mettono a confronto l'investimento negli F35 con altre spese, scuole, asili, ecc.

Se si ritiene che la spesa militare sia eccessiva (o comunque, e non è certo una tesi risibile, non sostenibile nell'attuale situazione di difficoltà) affrontiamo il tema di una sua ulteriore riduzione ma l'organizzazione delle risorse, confermate o diminuite, nei diversi programmi d'arma è un altro tema. Che non si affronta eliminando un singolo programma perche' ritenuto simbolico ma esaminando con rigore ed in profondità tutti gli elementi del sistema  ed il loro equilibrio; tenendo peraltro conto del fatto che il reale costo del programma va calcolato valutando anche la partecipazione delle nostre aziende alla fase industriale. Precisato tutto questo, è corretto porre in termini alternativi singoli interventi di politiche militari e di politiche sociali o culturali? Se estrapoliamo atti parziali, una scuola sarà sempre da preferire ad un caccia o un asilo ad una portaerei ma chi decide fino a quale livello questo confronto improprio deve proseguire? Portato alla sua logica estrema conseguenza questo modo di ragionare conduce ad eliminare totalmente la spesa militare. Posizione moralmente rispettabile ma che per la radicalità ed assolutezza proprie di ogni principio di coscienza, appartiene ad un ordine diverso da quello delle scelte politiche. In ogni caso,se questo fosse, bisognerebbe avere la coerenza di esplicitarlo,magari spiegando anche chi dovrebbe farsi carico della sicurezza internazionale, della difesa delle aggressioni, delle missioni internazionali se tutti gli stati europei ed occidentali adottassero questo punto di vista. A meno che non si immagini di teorizzare che ci sono Paesi a cui tocca la responsabilita' di fornire soldati, mezzi, armi e risorse ed altri che contribuiscono con il diritto di critica.

Voglio anche dire, per la verità, che trovo imbarazzante  lo zelo eccessivo ed inopportuno con cui alcuni, nel percorso parlamentare e fuori, reagiscono ad ogni accenno critico alle spese militari, ad ogni ipotesi di ridefinire le scelte di difesa, ad ogni richiesta di analizzare meglio il complesso dei programmi e la loro coerenza e sostenibilità. Cosi come sono di scarso aiuto colleghi che, confondendo un ricevimento d'ambasciata con le Caravelle di Colombo, danno la sensazione di aver appena scoperto l'America, o esponenti delle Forze Armate che, considerando ogni critica al mondo militare come l'avvento dell'anarchia, danno chiaramente l'impressione di considerare il ruolo  del Parlamento, su questi temi, una ingerenza ed una intromissione. 

Per quanto mi riguarda, conclusivamente quindi, intendo continuare a battermi contro ogni demagogica semplificazione, contro ogni fuga dalle responsabilità, contro ogni riduzione a slogan di questioni complesse e delicate. Ma con altrettanta determinazione, mi impegnerò, con i colleghi del mio gruppo, per affermare e difendere, anche sulle questioni relative alla politica militare e della difesa, il ruolo e la centralità del Parlamento ed il rispetto di tutte le prerogative che la Costituzione e le leggi assegnano alle Camere. 

Powered by Adon