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08 Novembre 2012

Documenti - L'autonomia il nostro servizio alla Chiesa

VIII Congresso nazionale della DC

Autore: Aldo Moro
Documenti - L'autonomia  il nostro servizio alla Chiesa

L'VIII° Congresso nazionale della DC si svolge a Napoli nel 1962 mentre si sono sviluppate a livello locale esperienze amministrative comuni tra DC e PSI, e il dibattito si svolge intorno alla possibilità di aprire nuovi coinvolgimenti anche a livello parlamentare.

L'VIII° Congresso diventa il Congresso che sancisce l'apertura a sinistra della Democrazia Cristiana, il principio della nazionalizzazione dell'energia elettrica, l'avvio di una "politica di piano" o di una "programmazione economica" per lo sviluppo del Paese, e l'insostituibilità dell'istituzione delle regioni.
Il Segretario politico è l'on. Aldo Moro, eletto il 16 marzo 1959 e confermato dopo l'ultimo Congresso a Firenze, e i due Vice Segretari sono l'on. Angelo Salizzoni e l'on. Giovan Battista Scaglia.
La lunga relazione introduttiva dell'on. Moro contiene gli elementi politici di riferimento della politica della DC, intorno alla quale si coagula il consenso di gran parte del Partito.

* * *

 

......"Per completare la indicazione di quello che il nostro Partito si è sforzato di essere in questi anni, mi sembra opportuno di richiamare le fonti e le ragioni della ispirazione ideale della D.C.
La D.C. ha alla sua origine e come elemento di qualificazione sempre attuale il suo richiamo alla concezione cristiana della vita ed un costante riferimento ai valori religiosi, spirituali e morali che appunto in essa sono affermati. La D.C. pone a base della propria azione la visione cristiana dell'uomo e della società, dei diritti di libertà e dei doveri di solidarietà sociale, della sfera di autonomia propria della persona e dei gruppi sociali e del potere di comando e d'intervento dello Stato. Essa trova questi ideali largamente vissuti nell'esperienza storica alla quale il cristianesimo ha dato luogo nel corso dei secoli. Se obiettivo di una forza politica che operi in una democrazia moderna, è di salvaguardare nel modo più completo la dignità ed i diritti della persona umana, dove la D.C. potrebbe attingere meglio ispirazione e guida se non nell'ambito di una dottrina e di una esperienza che, come quella cristiana, dà alla persona una posizione dominante e ne fa il principio e la fine di ogni processo storico? E se si presenta, in una democrazia ricca di contenuto, indissolubile da quella esigenza, l'altra di assicurare all'uomo in concreto il suo giusto posto nella società, di legarlo in solidarietà significative, di trovare una ragione d'incontro tra gli uomini, dove si potrebbe attingere più utilmente che a quella dottrina ed esperienza cristiana che pone i doveri di solidarietà accanto ai diritti di libertà, che punta sulla eguaglianza degli uomini, che esclude egoismi e chiusure? La D.C. afferma dunque la piena idoneità della dottrina sociale cristiana a risolvere nella sua interna coerenza ed armonia i problemi della società democratica.
Le collaborazioni alle quali la D.C. è stata e presumibilmente sarà chiamata in avvenire con partiti ispirati a diverse ideologie, la situazione cioè, nella quale essa si è trovata e può trovarsi ancora, d'incontrarsi con altre forze e di concorrere con esse realizzare un programma comune, non ha significato in passato e non significherà certamente in avvenire che la D.C. abbandoni suoi principi ed ideali e si rassegni alla loro insufficienza. Una tale integrazione del resto è sul terreno dei principi impossibile, proprio perché si tratta di principi diversi e non conciliabili, mentre necessità ed opportunità politica possono imporre o consigliare l'incontro tra forze ispirate a diversi principi, le quali tuttavia convengano su alcune cose da fare, su alcuni obiettivi da perseguire nell'interesse della comunità.
Più specificamente, i valori morali e religiosi ai quali la D.C. s'ispira e che essa vuole tradurre in atto il più possibile nella realtà sociale e politica sono destinati ad affermarsi nella vita democratica del Paese, nella quale la D.C. è inserita e nella quale essa li porta. Si tratta dunque di un'affermazione non secondo l'assolutezza proprio di questi valori, ma nella lotta, nel dibattito, nelle gradualità ed incertezze proprie della vita democratica. Ciò dimostra il salto qualitativo che dati della coscienza morale e religiosa sono costretti a fare, quando essi passano ad esprimersi sul terreno del contingente, quando sono affidati ad una difesa sì efficace com'è quella di un grande Partito, ma con gli strumenti ed i modi propri della lotta politica. Ciò vale, naturalmente, in misura anche maggiore per quelle che sono propriamente applicazioni o specificazioni di quei valori, scelte concrete di ordine politico che evidentemente nessun cristiano s'indurrebbe a ritenere del tutto estranee ai supremi valori della vita morale e religiosa, ma che obbediscono tuttavia alla legge di opportunità, di relatività, di prudenza che caratterizza la vita politica, che soprattutto risentono della necessità del confronto, si affermano nella misura in cui riescono a conquistare il maggior numero di consensi, si presentano su di un terreno comune con altre ideologie il quale non può essere quello proprio delle idealità cristiane e con un preciso e rigoroso criterio di verità. Questo dice quanto sia difficile e tormentata la nostra azione sul terreno democratico e quali limiti si trovino sul cammino dei cattolici impegnati nella vita politica, quali rischi si corrano, quale senso di riserbo, di equilibrio, di misura siano necessari per svolgere con vantaggio il difficile processo di attuazione della idea cristiana nella vita sociale.
Anela, dunque, perché è così grande l'impegno, anche perché vi sono tali remore e riserve, anche per non impegnare in una vicenda estremamente difficile e rischiosa l'autorità spirituale della Chiesa, c'è l'autonomia dei cattolici impegnati nella via pubblica, chiamati a vivere il libero confronto della vita democratica in un contatto senza discriminazioni. L'autonomia è Ia nostra assunzione di responsabilità, è il nostro correre da soli il nostro rischio, è il nostro modo personale di rendere un servizio e di dare, se è possibile, una testimonianza ai valori cristiani nella vita sociale. E nel rischio che corriamo, nel carico che assumiamo c'è la nostra responsabilità morale e politica e l'adempimento di un dovere costituzionale, il quale, essendo sancita l'autonomia nel proprio ordine della comunità politica, riconduce in questo ambito i diritti ed i doveri relativi alla concreta attuazione di essa. Il che non vuol dire naturalmente che nell'esercizio di questi diritti e nell'adempimento di questi doveri siano assenti valutazioni morali e religiose o che nel loro esercizio ed adempimento sia richiesta una neutralità ideologica, ché invece l'accettazione incondizionata di un terreno comune, quello del dibattito e del libero convincimento, lascia libero l'apporto di ciascuno ed ampio campo di esplicazione alle ispirazioni ed agli ideali presenti nella realtà sociale del nostro Paese.".......
 
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