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Uno sguardo al futuro della Toscana nell’ottica del bene comune

Un articolo di Andrea Fagioli. Direttore di Toscana Oggi



 

Uno sguardo al futuro della Toscana nell'ottica del bene comune, un momento di confronto pubblico per capire i nuovi scenari della politica e il ruolo dei cattolici. L'associazione culturale «Adesso» fa il tutto esaurito nella Sala Verde del Palazzo dei Congressi a Firenze, in un sabato, il 17 dicembre, segnato dalle notizie del fermo del probabile aggressore dell'arcivescovo Giuseppe Betori e della manifestazione dei senegalesi a pochi giorni dall'uccisione di due loro connazionali e dal ferimento di altri tre. Ed è anche per questo che c'è voglia di discutere, di ribadire che il mondo cattolico condanna ogni forma di violenza e di discriminazione.
Partono così, con un minuto di raccogliemento e di preghiera per le vittime del folle gesto, ma anche per l'omicida, nella speranza che fatti del genere non si ripetano, i lavori sul tema «La Toscana, il futuro, il bene comune», che campeggia anche sopra il tavolo dei relatori che vede allineati politici, economisti e rappresentanti dell'imprenditoria.
Il bene comune sembra un concetto antico, invece non è affetto superato e c'è bisogno di riproporlo continuamente. C'è bisogno di una mappa dei valori condivisi. E i cattolici sono tra i pochi, se non gli unici, a poterla definire. I cattolici sono una forza di coesione sociale, ma soprattutto garantiscono una visione orientata a quel bene comune oggetto del convegno.
«"Adesso" - spiegano gli organizzatori - è uno spazio di proposta, di iniziativa, di dialogo e di confronto, una delle voci del cattolicesimo democratico, non riservato ai credenti, ma aperto al contributo di quanti condividono la necessità di un nuovo slancio ideale in questa fase della storia del Paese. Una fase che potrebbe portare ad un profondo cambiamento dell'attuale sistema politico imperniato su un bipolarismo ora in profonda crisi e nella quale quindi è necessaria una riflessione ampia. Capire cioè, che orizzonte debba avere l'impegno dei cattolici nella cosa pubblica e se in Italia c'è lo spazio per una nuova iniziativa politica che garantisca più incisività alla cultura cattolica».
In una stagione in cui il Paese ha bisogno di meno lacerazioni e più solidarietà, i cattolici sono chiamati a dare il meglio di sé, a partire dal riproporre con forza il valore e la centralità della persona umana nel suo rapporto con la comunità. «Noi diciamo no ai consorzi di egoismi - afferma l'assessore regionale Gianni Salvadori nell'intervento introduttivo -. Noi vogliamo tornare a ragionare di bene comune. E lo facciamo ispirandoci a quell'"Adesso" attraverso il quale don Primo Mazzolari sviluppò il suo pensiero sociale e la sua vicinanza ai più deboli della società». Al proposito Salvadori parla anche di «mutualità», ma guarda anche all'economia della Toscana: «C'è bisogno di sviluppo», afferma indicando tre temi specifici: credito, mercato del lavoro, investimenti pubblici.
Da qui l'intervento di due giovani economisti, Luca Bagnoli, docente di Economia aziendale all'Università di Firenze, e Luigi Fici, omologo all'Università di Viterbo, che si confrontano, oltre che sul concetto di bene comune, sui modelli cambiati e sulle nuove logiche imprenditoriali. Tema da cui riparte Giorgio Guerrini dal suo osservatorio di presidente nazionale di Confartigianato. Mentre Caterina Bini, consigliere regionale, sposta l'attenzione sul «post-berlusconismo», e il collega Gianluca Parrini richiama il valore della sussidiarietà.
«La politica a livello nazionale non c'è più - afferma il segretario regionale della Cisl, Riccardo Cerza -, adesso (parafrasando anche il nome dell'associazione) occorre far ripartire la politica dal basso intorno a due concetti: sobrietà e partecipazione».
Leonardo Alessi, presidente regionale della Fism (la federazione delle scuole materne cattoliche), e Mario Macaluso, vicepresidente regionale del Forum delle associazioni familiari, richiamano rispettivamente la difficile situazione delle scuole non statali e delle famiglie, anche a proposito della manovra del Governo che Cerza definisce «classista». Eppure, a giudizio di Macaluso, è fondamentale capire il valore della famiglia proprio in un momento di crisi come l'attuale.
Dopo l'intervento di Alberto Corsinovi, che nella sua qualità di presidente delle Misericordie della Toscana sottolinea anche i recenti riavvicinamenti tra le singole confederazioni, è Giuseppe Matulli a riscaldare l'ambiente con un accorato appello al ritorno alla politica («dobbiamo discutere di politica, non di etica», dice) e a contestare a Berlusconi il tentativo di abolizione dell'articolo 41 della Costituzione, che ricorda che «l'iniziativa economica privata è libera», ma anche che «non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Per questo «la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali».
Qualche stoccata da parte di Matulli anche per la tempistica dell'iniziativa di Todi, che ha chiamato a raccolta i rappresentanti delle associazioni cattoliche e che Guerrini difende pur non condividendo certi atteggiamenti della Gerarchia ecclesiastica soprattutto in tempi non recentissimi.
All'intervento del presidente della Banca di credito cooperativo del Valdarno, Gianfranco Donato, seguono le conclusioni di Antonello Giacomelli, direttore di «Adesso», oltre che parlamentare, che vede nella situazione attuale un momento politicamente positivo per il Partito democratico non più costretto, di fatto, nella morsa dell'«antiberlusconismo», e per il Parlamento, che con il governo Monti è tornato ad occuparsi dei problemi reali del Paese e non delle questioni personali.
«Ai cattolici - a giudizio di Giacomelli - spetta un ruolo da protagonisti a patto che non abbiamo la presunzione di avere la ricetta pronta e la soluzione a tutti i problemi». E poi strappa un applauso convinto quando ammette l'errore commesso proprio in Toscana con l'abolizione del voto di preferenza, che ha finito per diventare di esempio anche alla legge elettorale nazionale. L'anti-politica si combatte riavvicinando il popolo alle istituzioni, chiedendo innanzitutto che il cittadino possa scegliere i propri rappresentanti mediante il meccanismo della preferenza.
«Questo incontro, dopo gli appuntamenti dell'ultimo anno, non rimarrà - ribadisce Giacomelli - un evento fine a se stesso, ma continuerà in una rete di iniziative tese a toccare tematiche importanti e care al mondo cattolico democratico e non solo, e a rimarcarne e valorizzarne la presenza nella società».

 

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