Continua a leggere Continua a leggere

Ci impegniamo,
senza pretendere che gli altri si impegnino...

Continua a leggere
Invia i tuoi contributi alla redazione
Continua
Codice sicurezza
07 Aprile 2011

Quei morti sulla coscienza dell'Europa.

di Antonello Giacomelli


Le notizie parlano di centinaia di vittime, molte donne e molti bambini, soprattutto eritrei e somali. Annegate in quel tratto di mare che trasforma per qualche centinaio di euro l'illusione in speranza. E chissà quante sono quelle di cui non sappiamo e non sapremo mai. Quante vite occorrono perchè si smetta di discuterne come di pacchi indesiderati da respingere o passare a qualcun altro? Quante morti sono necessarie perchè ci svegliamo e comprendiamo finalmente che stiamo parlando di persone, di donne, uomini, bambini che cercano una vita normale, una speranza, il diritto ad un futuro?
E' difficile considerare adeguato alla tragedia che sta coinvolgendo interi popoli il dibattito che si sta svolgendo tra i paesi europei. L'impressione è quella di un penoso scaricabarile, di una ricerca dell'escamotage giuridico o burocratico che consenta di tener lontano il carico dolente di umanità rappresentato da quei barconi di profughi, migranti, clandestini.
Tra rimpatri, permessi temporanei, respingimenti non si è vista traccia di un moto di umanità, di quel nuovo umanesimo che si pretende essere identità culturale della nuova Europa. Credenti e non credenti che si sono sfidati per decidere sulle radici cristiane dell'Europa, non hanno ingaggiato alcuna virtuosa competizione su quello che le reciproche culture avessero da dire per tenere insieme i diritti fondamentali della persona, la vivibilità dei nostri paesi, le compatibilità possibili. Non hanno avuto interesse per quei poveri cristi che erano su fatiscenti barconi; magari fossero stati su un crocifisso da appendere al muro, si sarebbero scatenate contese senza fine. Francia, Italia, Germania che pure hanno duellato con passione per posizionarsi nei confronti dei plausibili nuovi proprietari del petrolio libico non sono state capaci di trovare una politica efficace, che desse volto ed anima ad una politica europea degna delle culture che l'hanno fondata. Che Europa è quella che interviene in forza per una crisi finanziaria e non ha una parola diversa da rimpatrio da dire di fronte al dramma epocale di interi popoli che domandano il diritto al futuro, alla dignità, alla vita?
Raccontano che quando il comitato di crisi di John Kennedy discuteva le opzioni nei confronti di Cuba che stava installando i missili, il Presidente americano, raccogliendo la linea del suo principale collaboratore, Robert McNamara, intervenne per dire che non avrebbe mai deciso l'invasione militare dell'isola, "si tratterebbe sempre dell'attacco della nazione più potente del mondo contro una stato piccolissimo e questo incrinerebbe l'autorità morale che gli Stati Uniti hanno nel mondo ed il loro ruolo di alfieri della libertà e della democrazia " disse, lasciando di stucco politici e militari non proprio adusi a quel tipo di argomentazione.
E oggi, che viviamo quella realtà multipolare che abbiamo preteso dagli Usa, oggi quale significativo ruolo sta giocando l'Europa? Quale "autorità morale" sta mostrando il ricco occidente di fronte al diritto ad una vita normale per sè e per i propri figli che donne e uomini cercano di ottenere a prezzo della loro vita? A milioni di persone che hanno imboccato drammaticamente un percorso nuovo, ai popoli che guardano con speranza al nostro paese ed agli altri paesi europei, che parole abbiamo da dire?
E' tempo che riflettiamo; una svolta è necessaria.

Powered by Adon