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Perchè parlare del libro di Papa Benedetto.

di Antonello Giacomelli.



 

Perché parlare del libro di Papa Benedetto su Gesù? Per molti motivi. Il primo è senza dubbio che il tema, volenti o nolenti, interpella tutti. La storia conosce un tempo avanti Cristo e uno dopo Cristo, ciascuno è in qualche modo chiamato a scegliere, a scommettere su una figura che segna tutta la vicenda umana. Si può ritenere che quello di Gesu' sia un mito, una favola, si può pensare che Gesù sia un personaggio realmente esistito, magari un grande profeta, ma senza nessuna traccia di divino. Oppure si può credere che in Gesù, come dice la Chiesa, siano presenti la natura umana e quella divina ed aderire alla proposta di fede. Ma ciascuno, in un modo o nell'altro è chiamato a scegliere la propria risposta. "Anche voi siete incastrati, dice Pascal, per il solo fatto di vivere" e parla della scelta su Gesù come una scommessa che si è obbligati a fare, puntando la propria vita su una o l'altra opzione. Tema, dunque, non eludibile.
Il secondo motivo è che per parlare di Gesù, papa Benedetto scrive un libro, anzi due per la verità. Non una enciclica, non un Motu proprio, non una lettera pastorale, non una forma, interna, rivolta ai fedeli. No, sceglie un libro. Come volesse rivolgersi a tutti, come volesse, prima ancora di proporre una scelta di fede, chiedere a ciascuno una riflessione, sollecitare ad ognuno un pensiero. Un libro, come a offrire a ciascuno un sentimento, un ragionamento, non un dogma, una imposizione.
Leggendo, questa sensazione di ricerca di dialogo di confronto si rafforza. Non è ovviamente possibile riprendere qui tutti gli spunti di riflessione che il libro sollecita.
Ne scelgo solo uno, rinviando ulteriori approfondimenti in primo luogo al libro stesso e poi anche ai commenti che abbiamo selezionato e che proponiamo.
Papa Benedetto ribadisce, fin dal titolo, il fondamento storico della fede. Gesù e' esistito, e' morto in croce, e' risorto e vive. Questo e' il cuore dell'annuncio che sconvolge la storia e che diventa il senso ultimo della stessa fede ("solo se Gesù è risorto, è avvenuto qualcosa di veramente nuovo che cambia il mondo e la situazione dell'uomo"). Ed ancor più esplicitamente "la fede cristiana sta o cade con la verità della testimonianza secondo cui Cristo è risorto dai morti".
La risurrezione, scrive il papa, non è "il miracolo di un cadavere rianimato", se fosse questo, "essa ultimamente non ci interesserebbe affatto". La risurrezione, secondo la bella espressione usata nel testo, è "una nuova possibilità di essere uomo, una possibilità che interessa tutti".
Gesù appartiene dunque alla storia dell'uomo, dice il papa, la segna in modo indelebile. Può essere rifiutato ma non ignorato, può essere avversato ma non relegato in un celestiale, etereo limbo, staccato dalla vita.
Agli uomini di questo tempo il Papa ripropone la domanda che dal Vangelo ha attraversato i secoli : "e voi, chi dite che io sia?"

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