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17 Marzo 2011

Aldo Moro. La fede nella democrazia.

di Antonello Giacomelli.

 

Il 16 marzo 1978 Aldo Moro veniva rapito dalle Br ed iniziava il suo personale calvario fino al suo omicidio, il 9 maggio dello stesso anno.
Con il passare degli anni, la figura di Moro, la sua opera non perdono importanza e spessore, rivelando anzi una attualità così piena che porta a considerare Moro protagonista della modernità.
Nel bellissimo libro che gli dedica Guerzoni, suo collaboratore storico, emerge con chiarezza la lucida intelligente determinazione con cui Moro persegue il disegno di tenere la Dc unita e ben lontana dalla tentazione di un grande abbraccio con la destra nel nome dell'anticomunismo. Moro non confonde mai il profilo del movimento cattolico e della Dc, innovatore, radicato nella dimensione sociale, profondamente popolare, teso senza ambiguità e senza incertezze al compiuto realizzarsi della democrazia, con il viscerale anticomunismo della destra politica, economica, sociale che nasconde in realtà una avversione al sistema democratico, alla promozione sociale dei più deboli, all'uguaglianza, al ruolo dei partiti, alla politica come garanzia di equità e di opportunità diffuse rispetto alla violenza del mercato senza regole. E con la sua autorevolezza, nel tempo più difficile della repubblica, tiene unita tutta la Dc su questa posizione e vince le tentazioni pur presenti nel partito, in una parte della gerarchia cattolica, in quella parte di borghesia che votava Dc turandosi il naso, in una parte degli apparati dello Stato, nelle alleanze internazionali.
Non mancano momenti di tensione e di difficoltà, la pressione della destra è violenta ma Moro non concede niente ed esplicita il suo "giammai" : "non ci costringerete a fare domani quello che, nella nostra libertà, non abbiamo voluto fare oggi" ed ai suoi spiega " la Dc alleata della destra finirebbe per perdersi, per dissolversi, diventando destra essa stessa ".
Moro predica la democrazia, la racconta, la spiega, ne è un convinto apostolo. E sa bene come l'adesione alla democrazia, una adesione vera, profonda, senza riserve, sia un fatto tutt'altro che scontato per una parte della società italiana. Ma lui ha chiaro l'obiettivo, il senso del suo impegno e lo indica chiaramente alla Dc "Nessuna persona ai margini, nessuna persona esclusa dalla vitalità e dal valore della vita sociale. Nessuna zona d'ombra in un ritmo graduale, armonico, universale di ascensione. Niente che sia morto, niente che sia condannato, niente che sia fuori della linfa vitale della società. Questo è il problema immane della piena immissione della masse nella vita dello Stato, tutte presenti nell'esercizio del potere, tutte presenti nella ricchezza della vita sociale. La conciliazione delle masse con lo Stato, il superamento dell'opposizione tra il vertice e la base: non uno Stato di alcuni, ma lo Stato di tutti; non la fortuna dei pochi, ma la solidarietà sociale, resa possibile dal maturare della coscienza democratica ed alimentata dalla consapevolezza del valore dell'uomo e delle ragioni preminenti della giustizia." Intuisce il segnale di cambiamento che viene dal 68, dalle assemblee del movimento studentesco, dalle università e lo sintetizza nella splendida espressione "tempi nuovi si annunciano. Ed avanzano in fretta come non mai ".
Anche nei confronti della Chiesa, lui,uno dei maggiori leader del partito cattolico,, non esita a rivendicare l'autonomia ed a ribadire che in democrazia non ci sono valori assoluti, esentati dal vaglio del consenso e della fatica della costruzione condivisa.
Nella relazione al congresso di Napoli spiega "anche dunque perché è così grande l'impegno, anche perché vi sono tali remore e riserve, anche per non impegnare in una vicenda estremamente difficile e rischiosa l'autorità spirituale della Chiesa c'è l'autonomia
dei cattolici impegnati nella vita pubblica, chiamati a vivere il libero
confronto della vita democratica in un contatto senza discriminazioni.
L'autonomia è la nostra assunzione di responsabilità, è il nostro correre da
soli il nostro rischio, è il nostro modo personale di rendere un servizio e di
dare, se è possibile, una testimonianza ai valori cristiani nella vita sociale."
Moro ha una fede profonda che traduce quotidianamente in una fede nell'uomo, nel divenire della storia, nell'impegno politico, "La storia sarebbe estremamente deludente e scoraggiante, se non fosse riscattata dall'annuncio, sempre presente, della salvezza e della speranza. E non parlo naturalmente solo di salvezza e di speranza religiose. Parlo, più in generale, di salvezza e di speranza umane che si dischiudono a tutti coloro che hanno buona volontà."
Quando, a pochi giorni dal suo rapimento, parla all'assemblea dei gruppi parlamentari della Dc per condurre il suo partito alla scelta della solidarietà nazionale, non usa argomenti tattici o di piccola convenienza, anzi invita ad "affinare l'anima" e fa una riflessione che manterrebbe intatta la sua forza se noi la rivolgessimo oggi a noi stessi. "Se mi chiedete, dice Moro, fra qualche tempo che cosa accadrà, io dico : può esservi qualche cosa di nuovo. Se fosse possibile dire: saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a questo domani, credo che tutti accetteremmo di farlo ma, cari amici, non è possibile ; oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà."
Con il suo omicidio, ad opera delle Brigate Rosse, si apre una fase nuova nel paese che porta ai convulsi avvenimenti della fine della prima repubblica, al baldanzoso proporsi di uno schieramento ed una cultura di destra e conduce fino ai giorni nostri. Fino a questi anni nei quali sembra pericolosamente vicino l'obiettivo di saldare la destra economica, sociale e politica con quel mondo moderato, in gran parte cattolico che Moro ha saputo tenere lontano da simili approdi.
Rimane vivo ed attuale per noi il magistero di Moro, il suo esempio, la linea politica che ha contraddistinto il suo impegno.

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