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I cattolici democratici, il Pd, la Chiesa.

Intervento introduttivo al Convegno di Fiesole. On. Antonello Giacomelli Direttore Adesso.



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Il fatto che noi parliamo certo con passione ma civilmente del rapporto tra fede e politica, della convivenza fra culture e religioni non ci fa dimenticare che questo tema attraversa il nostro mondo ed il nostro tempo in maniera spesso drammatica. Per questo credo non esista modo migliore per aprire i nostri lavori che quello di ricordare Shahbaz Bhatti, cristiano, ministro per le minoranze del Pakistan, ucciso perché si batteva contro il fanatismo, l'intolleranza, consapevole (lo aveva pubblicamente dichiarato) del destino tragico a cui andava incontro.

Per venire al merito del tema, noi viviamo il tempo di una crisi crescente della democrazia. Diverse sono le cause, io sottolineo quello che ritengo nello stesso tempo il sintomo più grave e l'effetto più pericoloso : mi riferisco ad una sempre più diffusa perdita del senso di cittadinanza, del senso di appartenenza alla comunità civile, dello svuotamento di senso della partecipazione. Siamo di fronte al violento espandersi di una cultura materialista, sostenitrice del culto pagano del liberismo assoluto, individualista, negatrice dei valori della solidarietà, della coesione sociale, del bene comune.

Anche nel secolo scorso si sono manifestati momenti di grande rischio ; a più riprese la destra culturale ed economica ha tentato di provocare la saldatura con l'elettorato cattolico in nome dell'anticomunismo.

Ma in quella fase, anche per la lucida determinazione di Aldo Moro, questo non è accaduto . Oggi l'insidia è maggiore e maggiore è il rischio che questa saldatura possa realizzarsi con un effetto davvero letale non solo per le sorti dello schieramento dei riformatori ma soprattutto per il paese e per il sistema democratico.

Se questo è vero e se è vero che il Pd è nato, secondo la impegnativa definizione di Scoppola, per completare il processo fondativo della democrazia italiana, la risposta a questa crisi è questione che ci interpella e ci interpella profondamente.

Ma per misurare il contributo che possiamo dare è necessario che ci adeguiamo alla novità che il pd rappresenta e che non diamo per scontato il valore di quello che siamo.

E noi vogliamo misurare in campo aperto l'idoneità del nostro patrimonio culturale a rispondere alle sfide della modernità. Ha ancora un senso la cultura della mediazione nel tempo di un bipolarismo aggressivo ed antagonista? Ed il personalismo può essere il fondamento di un nuovo umanesimo? la politica come "sortire insieme dai problemi", direbbe Don Milani, è ancora un valore nel tempo dell'individualismo egoista? e la ricerca continua del dialogo, del confronto in che rapporto stanno con il leaderismo, il rifiuto della complessità, la ricerca ossessiva dell'effetto mediatico?

Sta nelle risposte a queste domande il senso del nostro ruolo e noi vogliamo misurarci, senza riserve e tutele, con questi temi.

Del resto noi possiamo presentarci solo per quello che realmente siamo, non potremo mai esser diversi da noi stessi o adeguarci a mode e tendenze.

Tra un certo fondamentalismo laicista ed il risorgente clericalismo di atei devoti noi rilanciamo la laicità come caratteristica fondante della presenza dei cattolici nella vita pubblica. Laicità come ricerca e come rischio, come possibilità e dubbio, laicità non come distanza o lontananza dalla Chiesa ma come autonoma e chiara assunzione di responsabilità personale, laicità, infine, come servizio alla comunità ecclesiale, come la via maestra per rendere la Chiesa libera nel suo annuncio, libera nella sua missione, libera nella sua profezia.

Non si è, insomma, cattolici in politica per convertire o peggio per imporre ma per creare condizioni sempre maggiori di libertà per ciascuno, per rendere ogni persona pienamente protagonista del proprio destino.

Abbiamo voluto e contribuito a far nascere il Pd. Non lo abbiamo fatto per calcoli tattici o trascinati da altri, ma per una convinzione meditata, dalle radici profonde, alimentata da grandi ideali.

Noi stiamo dentro questa scelta con la consapevolezza dei limiti e dei ritardi dell'azione del pd ma senza disagio, senza sofferenza, senza mal di pancia. Non siamo interessati a creare una nicchia nel partito, non vogliamo lucrare, per la sola dichiarazione di fede, una comoda quanto inutile rendita di posizione; noi assumiamo per intero la sfida insita nel pd, la scommessa di realizzare una identità nuova, condivisa e non sommata e ci assumiamo il rischio di concorrere a questo obiettivo con la forza della nostra ispirazione e con l'originale, autonoma capacità di elaborazione e proposta.

E' proprio in forza di questa autonoma assunzione di responsabilità, di questa accettazione senza riserve del sistema democratico e delle sue implicazioni, di questa volontà continua di ricerca e dialogo, che sentiamo di poter dire senza esitazioni e senza timidezze che una forza politica con una vocazione riformatrice non può non porsi il problema ed insieme l'obiettivo di un rapporto più intenso, più fecondo con la comunità dei credenti e con la Chiesa.

Non si tratta in alcun modo di inseguire un clericalismo imbarazzante ed ipocrita ma di cercare senza infingimenti e senza condizionamenti di qualche tratto del passato uno spazio libero e rispettoso di condivisione della visione di fondo dell'uomo e della sua storia. Noi non rinunciamo, non potremo mai rinunciare a credere che si possa dire a tutti ed a ciascuno una parola di speranza e di futuro, di riscatto e di promozione umana che abbia come orizzonte la città terrena dell'uomo ma che lasci risuonare, per chi liberamente lo cerca, il senso dell'annuncio e della trascendenza.

Non vado oltre, saranno i lavori di questi due giorni ad approfondire ed arricchire questi spunti.
Pietro Scoppola nel libro scritto poco prima di morire, in quelli che lui definisce "pensieri bianchi" parla della politica, o meglio di quello che per lui è stata la politica ed usa una definizione che trovo stupenda; Scoppola dice di aver amato la politica, non come esercizio di potere ma "come disegno per il futuro, valutazione razionale del possibile e come sofferenza per l'impossibile, come chiamata ideale dei cittadini a nuovi traguardi, come aspirazione a un'uguaglianza irrealizzabile che è tuttavia il tormento della storia umana."

Noi faremo di tutto perché questa sia la traccia vera del nostro cammino.

 

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